tagliatelle vaganti

Un gourmet che pensa alle calorie è come una puttana che guarda l'orologio [James Beard]


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martedì, 03 novembre 2009
spot AIPD
Siete riusciti a distinguere i lavoratori con sindrome di Down? Neanche noi. Assumiamoli”. Uno spot per promuovere l’integrazione lavorativa delle persone con sindrome di Down. 30 secondi per affermare senza esitazioni che le persone con sindrome di Down hanno il diritto di entrare nel mondo del lavoro, al pari di chiunque altro, e che possono essere una preziosa risorsa. Un invito rivolto alle aziende del settore privato e pubblico, perché le buone intenzioni si traducano in azioni concrete. Uno spot “gourmand” dove è la pizza – più precisamente la preparazione completa di una pizza, dall’impasto al momento prima dell’infornamento – il filo conduttore del messaggio. Camera fissa e tanti “provetti pizzaioli” che si alternano in tutte le fasi della preparazione, tra i quali è molto difficile – grazie al rapidissimo montaggio che dà l’effetto di un unico movimento senza soluzioni di continuità – distinguere quelli con sindrome di Down. L’esperienza dell’Associazione Italiana Persone Down ha dimostrato che l’inserimento lavorativo delle persone con sindrome di down è possibile e offre la propria completa collaborazione alle aziende per portare a termine inserimenti lavorativi costruttivi ed efficaci.

Lo spot AIPD “Assumiamoli” ha vinto l’ONP (Organizzazioni No Profit) Award, nel corso della  giornata di approfondimento sul tema della comunicazione sociale giornata tenutasi a Milano martedì 27 ottobre.La scelta è stata tra i cinque spot arrivati finalisti al concorso realizzato dalla Fondazione Pubblicità Progresso e dedicato alle Onlus sul tema della creatività responsabile. Il premio consiste nella partecipazione a un seminario/laboratorio sulla comunicazione sociale tenuto da un gruppo di esperti della Fondazione Pubblicità Progresso.Ricordiamo che lo spot ASSUMIAMOLI é stato realizzato in collaborazione con Saatchi & Saatchi, The Family, Gambero Rosso - Città del gusto, Medusa Film e Opus Proclama.
Per vedere il video clicca
qui.

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venerdì, 16 ottobre 2009

mac bun

                       Versione “censurata” del logo Mac Bün                  

 

  A Rivoli (To) è stata aperta una agrihamburgheria, il nome scelto è stato "Mac Bün" che in dialetto piemontese significa "solo buono". Il problema è che quel «Mac» ricorda, e suona troppo simile, al «Mc» che precede Donald’s.
Quando Graziano Scaglia, trentanovenne allevatore di Bruere, amena frazione di Rivoli, insieme con il socio Francesco Bianco, pure lui di 39 anni, venditore di imballaggi ma gourmand nel cuore, hanno depositato in Camera di Commercio il marchio della nuova attività intrapresa, non sono passati nemmeno 20 giorni e si sono visti recapitare una raccomandata a/r dallo studio legale romano «Sib Legal».
Documento con il quale l’avvocato Giovanni Antonio Grippiotti, in qualità «di rappresentante in Italia nel settore della proprietà intellettuale ed industriale della assai nota società statunitense McDonald’s International Property Company, Ltd.» e l’ultimo chiuda la porta, intimava loro di «ritirare immediatamente» la domanda di marchio «Mac Bün Slow Fast Food». «È innegabile - scriveva il legale rappresentante della nota società etc. etc. - che la famiglia di marchi contenenti il prefisso “Mac/Mc” abbia un’ampia ed assoluta notorietà e rinomanza presso il pubblico come sinonimo di McDonald’s».
«La rinomanza è indubitabile - gli ha risposto il legale di Scaglia, l’avvocato Lombardi - ma in Piemonte i termini “mac bün” utilizzati congiuntamente assumono un preciso significato, del tutto peculiare che, applicato per esempio alla ristorazione, richiama l’idea del cibo buono, genuino, semplice». In altre parole e per rimanere nei detti popolari: «Andate a cantare in un altro cortile che la domanda non la ritiriamo».
Scaglia, che se è arrivato dov’è arrivato vuol dire che sa usare il giusto mix di prudenza e intelligenza («Non ho paura, ma sa, sono così grossi...» commenta), ha pensato bene di correre comunque ai ripari e, chi ha la ventura di visitare la sua «Agrihamburgheria» in via Susa 22/e a Rivoli, troverà una versione «censurata» del logo: «M** Bün». «Quando la vicenda legale si sarà conclusa vedremo il da farsi» spiega l’allevatore che intanto, anche con gli asterischi, fa affari d’oro e si appresta, giovedì della prossima settimana, a inaugurare ufficialmente il locale...

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mercoledì, 05 agosto 2009

eataly1

Dopo qualche giorno di vacanze, ieri sera ero a Torino per lavoro, decido di fare una tappa da Eataly, mangiare una pizza ed ascoltare il “concerto” dei miei amici Trelilu, per chi non li conoscesse, fate un salto qui. In città il traffico è scarso, molti torinesi sono già partiti con paletta e secchiello. Arrivo ad Eataly, il parcheggio è zeppo di auto. Uhm, mi viene il dubbio che molti, più che dirigersi al mare, siano da queste parti. Entro, mi dirigo subito verso il reparto pasta-pizza. Sono solo, con una botta di c... trovo subito uno sgabello libero e ordino la solita margherita. Tutti vogliono andare a mangiare nel dehors e infatti guardate la foto sopra – persone in attesa che si liberi un posto esterno-. Accanto a me una coppia sulla sessantina o anche più, origini meridionali, iniziano a mangiare. Lei: “c’è da aspettare? E aspettiamo, tanto siamo in ferie, vero Gerardo?” Gerardo mangia la pasta con le vongole e annuisce. Capisco subito che la signora ha voglia di fare conoscenza, di parlare. Mangiare gomito a gomito al bancone serve anche a questo. Mi dice che quest’anno “non vanno giù”, una loro figlia è da poco diventata mamma e loro nonni, per la seconda, terza, quarta volta, non lo so, quindi si fermano a Torino per dare lei un’aiuto. Hanno messo piede per la prima volta ad Eataly quattro giorni fa, sabato scorso, accompagnati dal genero. Sono ritornati già due volte, hanno scoperto i vari ristorantini e vogliono provarli tutti. “La Madonna ci ha dato la salute, abbiamo una bella nipotina, non ci possiamo lamentare.”  E poi :“ Quest’anno le ferie le facciamo qui, vero Gerardo?”. Gerardo annuisce e ride. Ride anche lei. Io non  riesco a prendere la parola, è un fiume in piena. Ancora: “Per una settimana facciamo i signori qui, io non ci tengo ad andare nelle crociere”. Chissà poi perchè  “nelle  crociere”. Continua a raccontarmi di quando, quasi quaranta anni fa, sono venuti “su” a Torino, della loro prima padrona di casa, una signora piemontese, che ha insegnato loro a fare la bagna càuda, di aver imparato anche un poco di dialetto torinese, del mutuo dell’alloggio in zona Lingotto, del lavoro, della figlia, del genero operaio Fiat ma con un buono stipendio ecc. Io e Gerardo abbiamo il piatto vuoto, il suo è ancora mezzo pieno. E ci credo, non ha tempo per mangiare. Mi alzo, li saluto e vado nella piazzetta ad ascoltare i Trelilu. Non trascorrono venti minuti che me li ritrovo tutte e due ancora al mio fianco. Ridono, applaudono, ridono ancora. Sinceramente non lo so se riescono a comprendere il piemontese-italiano-maccheronico dei Trelilu, di certo parevano due bambini nel paese dei balocchi. La musica finisce, li risaluto, lei trova ancora un’attimo per chiedermi se ritorno in queste sere ad Eataly, le rispondo che sarà difficile, che ho impegni di lavoro. “Noi siamo in ferie, domani sera veniamo a mangiare il pesce, vero Gerardo?”. Gerardo annuisce, la prende a braccetto e s’incamminano verso casa.

 Che bella serata.  

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lunedì, 27 luglio 2009

libri_il-falso-a-tavolaSe non sapete cosa leggere sotto l'ombrellone, ecco un suggerimento: Il falso a tavola.

"...Durante le ferie quasi tre italiani su quattro (74 per cento) colgono l'occasione per mangiare fuori, alla ricerca nella maggioranza dei casi (64 per cento) delle abitudini e delle usanze alimentari del luogo. Il rischio "tarocco" riguarda le località piu' turistiche dove è bene tenersi alla larga dai ristoranti che offrono ricette "violentate" come la cotoletta alla milanese preparata con carne di pollo o maiale, fritta nell'olio di semi al posto della carne di vitello fritta nel burro e fuggire rapidamente di fronte ad una locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano. Tra i piatti piu' traditi nella costiera amalfitana ci sono..."

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mercoledì, 01 luglio 2009

olio

In tutta l'Unione Europea non sarà più possibile spacciare come Made in Italy l'extravergine ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine senza alcuna informazione per i consumatori, grazie alla storica entrata in vigore a partire dal primo luglio 2009 del Regolamento (CE) N.182 del 6 marzo 2009, che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate per produrre l'olio vergine ed extravergine di oliva in commercio.
E' quanto afferma la Coldiretti che ha scelto di ricordare lo storico momento con la Festa dell'olio in Puglia, dove si produce oltre 1/3 dell'olio italiano. Da Taranto a Foggia, da Brindisi a Lecce fino a Bari dove l'appuntamento è stato in Piazza San Ferdinando con la possibilità di degustare ed acquistare gli oli extravergine del territorio, ma anche assaggi guidati, nutrizionisti ad illustrare le proprietà salutistiche dell'olio e addirittura una estetista per massaggi naturali a base di olio extravergine.
L'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle olive impiegate nell'extravergine in tutti i paesi europei è - sottolinea la Coldiretti - una risposta coerente alla necessità di combattere le truffe e di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori. Un pericolo che - continua la Coldiretti - ha un forte impatto...
 
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