Un gourmet che pensa alle calorie è come una puttana che guarda l'orologio [James Beard]
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Dopo anni ed anni, gli italiani hanno ricominciato a bere…italiano. Sono tornati, infatti, il chinotto e la gazzosa - sapori ormai quasi sconosciuti - e sono tornati grazie a Lurisia. “Ci sono voluti quattro anni per riuscire a perfezionare il prodotto e sono stati anni di costante ricerca degli ingredienti giusti, del giusto dosaggio, dell’equilibrio ottimale - racconta Alessandro Invernizzi, amministratore delegato di Lurisia – Acque Minerali srl – Se non avessimo raggiunto il risultato che ci eravamo prefissati, avremmo continuato nella ricerca per tutto il tempo necessario perché per arrivare alla perfezione non si può avere fretta. Oggi, devo dire che sono molto soddisfatto dei nostri due nuovi prodotti ed il loro successo ne è la conferma. All’inizio di questa avventura, ci sembrava ragionevole puntare sulla produzione e la vendita di 500.000 bottiglie all’anno ma già nei primi tre mesi ne abbiamo vendute 250.000…”.
Qual è il motivo di questo successo? “Il consumatore medio è rappresentato da persone d’età compresa tra i 30 e i 50 anni. Tutta gente che porta con sé il ricordo, la memoria dei sapori legati alla loro infanzia e che li ha riscoperti nei prodotti che stiamo proponendo – continua Invernizzi - Quando chiamiamo i nostri prodotti il “vero” chinotto e la ”vera” gazzosa non vogliamo assolutamente mettere in discussione la qualità di tutte le altre bibite simili presenti sul mercato italiano ma è solo un modo per sottolinearne la differenza. Qui non stiamo parlando di prodotti fatti per aggredire un mercato ormai consolidato ma di un approccio concettuale completamente diverso: il Chinotto e
Un breve cenno alla storia di questi. L’utilizzo del Chinotto di Savona in pasticceria risale al 1500, quando un navigatore originario della zona portò dalla Cina questa pianta sempreverde dai frutti di profumo intenso. Nel territorio di Savona, il chinotto ha trovato l’ambiente ideale per la sua coltivazione che, però, ha subìto un forte declino intorno agli anni ’20. Quando, nel 2004, fu fondato il presidio Slow Food, le piante erano solo 28 ma a distanza di pochi anni sono arrivate a 510 unità.
Il limone sfusato, invece, nasce sui pendii della Costiera amalfitana. La particolarità che lo rende unico ed inimitabile è la forma a “fuso” e la particolare fragranza della sua buccia spessa e colorata. Anch’esso è stato usato in passato nell’arte pasticciera della canditura e, localmente, anche per la produzione di ottime bibite rinfrescanti e dissetanti.
Per quanto riguarda la preoccupazione che i Presidi Slow Food abbiano, giustamente, dei limiti di produzione, Alessandro Invernizzi conclude dicendo “non abbiamo intenzione di avvalerci di altre produzioni se non quelle dichiarate per cui, se non basteranno, limiteremo anche la nostra produzione…come si fa per i vini pregiati”.
Tratto da qui
Non è proprio una novità,infatti queste due bibite sono in vendita da circa un anno ma ho avuto occasione di RI-assaggiarle proprio ieri e devo dire che sono veramente buone. Il costo è di circa 1 euro a bottiglietta (negozi). Fine spot.