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La cronaca registra ogni giorno scandali a ripetizione nel settore alimentare, prima le mozzarelle alla diossina, poi il caso Brunello, poi il vino artefatto, poi l'olio di semi camuffato e spacciato per olio extra vergine di oliva. Un susseguirsi di "attentati" alla salute dei cittadini in Italia e nel mondo.
Ammonta a 52 miliardi di euro l'anno il giro d'affari mondiale dell'alimentare made in Italy contraffatto, per capire le dimensioni del problema è sufficiente sapere, per esempio, che se anche in nord America si potessero adeguatamente tutelare le denominazioni dei prodotti, l'export italiano triplicherebbe, passando da 3 a 9 miliardi di euro.
Lo rivela Esperya, sito di e-commerce di prodotti alimentari che ha integrato, in una ricerca, i dati ufficiali (Istat e Ice e altre fonti) con quelli del proprio database in merito alle contraffazioni alimentari. I maggiori casi di contraffazione, spiega Esperya, si dividono in due grandi categorie: la falsificazione illegale delle indicazioni geografiche tutelate, ovvero il falso Doc, come le imitazioni del Parmigiano Reggiano; e i riferimenti ingannevoli ad aree geografiche italiane, con l'utilizzo del termine Italia o di città e simboli a essa riconducibili. E' il caso, per esempio, del Pompeian Olive Oil, prodotto in California.
Ma la contraffazione alimentare riguarda anche ....
Continua su info-legal.it (di Olivia Flaim)
