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giovedì, 02 luglio 2009

Cesare Giaccone chef  a Villa Contessa Rosa di Fontanafredda prepara lo zabaione o zabajone o zabaglione, fate voi.

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mercoledì, 01 luglio 2009

olio

In tutta l'Unione Europea non sarà più possibile spacciare come Made in Italy l'extravergine ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine senza alcuna informazione per i consumatori, grazie alla storica entrata in vigore a partire dal primo luglio 2009 del Regolamento (CE) N.182 del 6 marzo 2009, che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate per produrre l'olio vergine ed extravergine di oliva in commercio.
E' quanto afferma la Coldiretti che ha scelto di ricordare lo storico momento con la Festa dell'olio in Puglia, dove si produce oltre 1/3 dell'olio italiano. Da Taranto a Foggia, da Brindisi a Lecce fino a Bari dove l'appuntamento è stato in Piazza San Ferdinando con la possibilità di degustare ed acquistare gli oli extravergine del territorio, ma anche assaggi guidati, nutrizionisti ad illustrare le proprietà salutistiche dell'olio e addirittura una estetista per massaggi naturali a base di olio extravergine.
L'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle olive impiegate nell'extravergine in tutti i paesi europei è - sottolinea la Coldiretti - una risposta coerente alla necessità di combattere le truffe e di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori. Un pericolo che - continua la Coldiretti - ha un forte impatto...
 
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martedì, 30 giugno 2009

gino paoli

" Ho un podere che mi è stato trasmesso dal mio bisnonno che ha circa duemila ulivi".  [link]

 


 

È vero chea breve commercializzerà un suo olio e che lo distribuirà solo da Eataly? «Sì, lo producevano già mio bisnonno e mio nonno, ma sarà l' olio di una famiglia, dei Paoli, non solo il mio. Ho promesso a Farinetti che lo venderemo nel suo supermercato del gusto»  [link]

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venerdì, 26 giugno 2009

BerlusconiMiriamLeone

Alla festa dell'Unità di Lavaiano nel pisano, è il piatto più richiesto: è la 'Pizza Papi' da gustare fino al 6 luglio nelle serate della manifestazione, strizzando l'occhio a una vicenda di amicizie personali finite poi al centro del dibattito politico. La pizza costa 5,50 euro, ma non e' opera di un Peppone locale. Dietro la pala che la inforna c'è infatti la regia di don Armando Zappolini, un sorridente prete di 52 anni, da 28 anni parroco a Lavaiano. Da quando l'hanno inventata, il 17 giugno scorso, alla pizzeria della Bandana (sempre in omaggio all'indumento caro al premier) di don Armando, che è presidente dell'associazione che ha in gestione la pizzeria della festa, il singolare piatto e' andato e a ruba: due su tre chiedono la 'Pizza Papi' e i segreti per realizzarla li detta lui. ''Da buon toscano -spiega don Zappolini all'ADNKRONOS- seguo colori e sapori. E allora per fare la 'Pizza Papi' servono mozzarella fresca campana, salame milanese stagionato e pomodorini pelati. Disponibile anche bianca, senza pomodori''.

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venerdì, 12 giugno 2009

eataly

   Bologna

"L’eloquio iniziale, al primo approccio, è quello del manager che espone professionalmente tutto ciò che è necessario dire sull’argomento. Senza tralasciare nulla. Dopo i primi minuti di conversazione, l’eloquio abbatte quelle barriere (a volte necessarie) che si innalzano quando si parla con chi non si conosce, per passare a un tono più confidenziale. Oscar farinetti  inventore di Eataly, il più grande supermercato enogastronomico del mondo, quando parla delle cose che ama, cibo e dintorni, si lascia andare piacevolmente. E confessa: «Puntiamo ancora su Bologna». Dopo aver aperto a Torino (Eataly nasce nella capitale sabauda il 27 gennaio 2007 su una superficie di 11 mila mq suddivisi in più piani), è arrivato da qualche tempo anche in città, all’interno delle Librerie Ambasciatori. E ora, dopo Tokyo e Milano, Farinetti punta nuovamente sulla nostra città.

Perché proprio Bologna?
«Perché ci siamo trovati benissimo, l’accoglienza della città è stata al di sopra di ogni aspettativa».
Ma non avete già un punto frequentatissimo in via Orefici?
«Quello è un nostro gioiello e tale deve rimanere».
Però ho saputo che state cercando uno spazio nuovo in città?
«Sì, molto più grande di quello all’interno dell’Ambasciatori».
Avete già individuato un luogo idoneo?
«Ne abbiamo visti, ma nessuno corrispondeva alle nostre esigenze».
E quali sono?
«Va detto innanzitutto che il nostro è un piano di sviluppo lento, vendiamo cibi rari, non siamo un supermercato qualunque, che può permettersi di aprire due, tre filiali in un anno».
Che tipo di spazio cercate allora?
«Il nostro non è un format di metri quadrati, ma un format di atmosfera, dove ci interessa creare anche aree didattiche, organizzare incontri con i produttori...».
E quindi?
«Il luogo è fondamentale. Oggi si fa commercio nei non-luoghi. Cerchiamo un posto che abbia una sua memoria, che sia a ridosso del centro con dei parcheggi».
Ora vi siete fermati per le elezioni?
«Aspettiamo la prossima amministrazione e poi è nostra intenzione andarci a parlare e fare le nostre proposte».
Mi scusi, ma lei mi sembra molto convinto del buon fine dell’operazione...
«Ci piacerebbe trovare il posto entro la fine del 2009».
E quando lo vorrebbe aprire?
«Esattamente un anno dopo».
Cosa le piace di Bologna, oltre all’accoglienza di cui parlava?
«Mi piace la cucina emiliana. Mi piace l’abbinamento con le nostre tradizioni piemontesi».
L’accoppiata funziona?
«Benissimo».
In due parole la filosofia di Eataly?
«Piatti ricchi con ingredienti poveri. Una cucina fresca, con la materia prima trasformata il meno possibile».
E la cucina cos’è per lei?
«Orgasmo. La natura ci ha regalato due tipi di orgasmo e entrambi servono all’evoluzione della specie».
La grande cucina è di destra o di sinistra?
«Escludo la visione dell’osteria come luogo di sinistra e del ristorante chic di destra. Il buon cibo è bipartisan. Attorno a un tavolo anche il politico più incattivito si ammorbidisce. Ve lo garantisco»".

Helmut Failoni
helmut.failoni@rcs.it     Via Corriere di Bologna

 


  Piacenza

Sopralluogo con Farinetti, patron di Eataly, per portare a Piacenza il progetto di un salone del gusto
Expo del cibo, due ipotesi di sede
Carmine o Cavallerizza. Scartata la cascina San Savino a Le Mose
 
Un centro per l'esposizione permanente dei prodotti tipici locali, dove poterli conoscere, ammirare e degustare, dove conciliare il piacere del palato con la cultura e i saperi legati all'enogastronomia. Prende forma il progetto di un Eataly in salsa piacentina. L'inventore della formula, già avviata con successo a Bologna e a Torino e in procinto di farsi internazionale con le prossime aperture a New York e a Tokyo, era ieri a Piacenza, invitato dal sindaco Reggi per prendere visione di alcune sedi potenzialmente adatte a ospitare la versione nostrana di quello che possiamo definire un expo del gusto tipico locale.
Oscar Farinetti, imprenditore piemontese dedicatosi all'agroalimentare dopo avere mietuto successi con l'Unieuro nel settore degli elettrodomestici, ha incontrato il sindaco e poi è stato accompagnato in tour per la città dagli assessori Anna Maria Fellegara (sviluppo economico), Francesco Cacciatore (territorio) e Sabrina Freda (commercio). Con loro anche una rappresentanza di produttori locali, necessariamente ristretta, ha spiegato Fellegara, visto che si è ancora in una fase preliminare del progetto, ma con l'impegno ad allargare l'orizzonte a tutti gli attori potenzialmente interessati non appena si toccheranno passaggi più operativi (la Camera di commercio era informata della visita di ieri, ha informato l'assessore).
La delegazione ha fatto tappa all'ex chiesa del Carmine tra via Borghetto e piazza Cittadella, all'ex caserma Cantore (Cavallerizza) di stradone Farnese, al bastione di porta Borghetto. E le preferenze di Farinetti sono andate soprattutto alle prime due location, riepiloga Fellegara: «Il bastione glielo abbiamo fatto vedere anche se non è casa nostra, ma del demanio, perché è un luogo talmente bello e sempre in cerca di destinazione d'uso, però sicuramente lì quello a cui pensa Farinetti non si può fare perché non c'è lo spazio sufficiente, né i parcheggi e l'accessibilità adatta».
Altra storia per il Carmine e la Cavallerizza: la ex chiesa «è un bene del Comune», osserva l'assessore, «e c'è già un progetto per un utilizzo come sede di esposizione di produzioni tipiche enogastronomiche che ha il sostegno della giunta ed è finanziato dalla Regione». Quanto al complesso di stradone Farnese, dove sono in corso i lavori per la realizzazione di un parcheggio interrato e la riqualificazione dell'area in superficie, «l'unico vincolo sono le parti già con destinazione pubblica e privata e la sede dell'Archivio di Stato, ma di opportunità ne esistono eccome, c'è solo da farsi venire delle idee».
A piacere, per entrambe le ipotesi, c'è il contesto urbano molto bello, impreziosito da edifici storici importanti come palazzo Farnese e Sant'Agostino. Da considerare anche la presenza nelle adiacenze dei due mercati rionali (il Casali in un caso e quello di via Alberici nell'altro), il fatto che sono due punti equidistanti da piazza Cavalli e che offrono la disponibilità di analoghe superfici utilizzabili. Sarebbe, infine, da mettere in conto una collaborazione con il demanio, che in entrambe le ipotesi si troverebbe a essere un vicino di casa.
Si è invece deciso di scartare una possibilità che pure era stata presa inizialmente in considerazione, vale a dire la cascina San Savino, a Le Mose, davanti a Piacenza Expo, di proprietà del Comune. Questo perché, spiega Fellegara, «abbiamo valutato che il modello Eataly ha senso nel nucleo centrale della città, deve sposarsi con l'obiettivo dell'animazione del centro». L'idea di fare un punto di promozione enogastronomico a Le Mose rimane valida, ma «in termini di cattura del traffico veicolare dell'autostrada», osserva l'assessore.
A Piacenza Expo va comunque il ruolo di timoniere del progetto dell'Eataly, su direttiva dell'amministrazione e con il supporto di un gruppo di lavoro con imprenditori e economisti della facoltà di Economia della Cattolica.
Ora a palazzo Mercanti restano in attesa di conoscere da Farinetti una risposta il più possibile circostanziata sulle sue aspettative circa l'apertura a Piacenza di uno dei suoi centri. E cominciare così a dare corpo al percorso, a partire dalla scelta della sede.

Gustavo Roccella     gustavo.roccella@liberta.it 
Via Libertà   

 

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