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Cesare Giaccone chef a Villa Contessa Rosa di Fontanafredda prepara lo zabaione o zabajone o zabaglione, fate voi.


" Ho un podere che mi è stato trasmesso dal mio bisnonno che ha circa duemila ulivi". [link]
È vero chea breve commercializzerà un suo olio e che lo distribuirà solo da Eataly? «Sì, lo producevano già mio bisnonno e mio nonno, ma sarà l' olio di una famiglia, dei Paoli, non solo il mio. Ho promesso a Farinetti che lo venderemo nel suo supermercato del gusto» [link]

Alla festa dell'Unità di Lavaiano nel pisano, è il piatto più richiesto: è la 'Pizza Papi' da gustare fino al 6 luglio nelle serate della manifestazione, strizzando l'occhio a una vicenda di amicizie personali finite poi al centro del dibattito politico. La pizza costa 5,50 euro, ma non e' opera di un Peppone locale. Dietro la pala che la inforna c'è infatti la regia di don Armando Zappolini, un sorridente prete di 52 anni, da 28 anni parroco a Lavaiano. Da quando l'hanno inventata, il 17 giugno scorso, alla pizzeria della Bandana (sempre in omaggio all'indumento caro al premier) di don Armando, che è presidente dell'associazione che ha in gestione la pizzeria della festa, il singolare piatto e' andato e a ruba: due su tre chiedono la 'Pizza Papi' e i segreti per realizzarla li detta lui. ''Da buon toscano -spiega don Zappolini all'ADNKRONOS- seguo colori e sapori. E allora per fare la 'Pizza Papi' servono mozzarella fresca campana, salame milanese stagionato e pomodorini pelati. Disponibile anche bianca, senza pomodori''.
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Bologna
"L’eloquio iniziale, al primo approccio, è quello del manager che espone professionalmente tutto ciò che è necessario dire sull’argomento. Senza tralasciare nulla. Dopo i primi minuti di conversazione, l’eloquio abbatte quelle barriere (a volte necessarie) che si innalzano quando si parla con chi non si conosce, per passare a un tono più confidenziale. Oscar farinetti inventore di Eataly, il più grande supermercato enogastronomico del mondo, quando parla delle cose che ama, cibo e dintorni, si lascia andare piacevolmente. E confessa: «Puntiamo ancora su Bologna». Dopo aver aperto a Torino (Eataly nasce nella capitale sabauda il 27 gennaio 2007 su una superficie di 11 mila mq suddivisi in più piani), è arrivato da qualche tempo anche in città, all’interno delle Librerie Ambasciatori. E ora, dopo Tokyo e Milano, Farinetti punta nuovamente sulla nostra città.
Perché proprio Bologna?
«Perché ci siamo trovati benissimo, l’accoglienza della città è stata al di sopra di ogni aspettativa».
Ma non avete già un punto frequentatissimo in via Orefici?
«Quello è un nostro gioiello e tale deve rimanere».
Però ho saputo che state cercando uno spazio nuovo in città?
«Sì, molto più grande di quello all’interno dell’Ambasciatori».
Avete già individuato un luogo idoneo?
«Ne abbiamo visti, ma nessuno corrispondeva alle nostre esigenze».
E quali sono?
«Va detto innanzitutto che il nostro è un piano di sviluppo lento, vendiamo cibi rari, non siamo un supermercato qualunque, che può permettersi di aprire due, tre filiali in un anno».
Che tipo di spazio cercate allora?
«Il nostro non è un format di metri quadrati, ma un format di atmosfera, dove ci interessa creare anche aree didattiche, organizzare incontri con i produttori...».
E quindi?
«Il luogo è fondamentale. Oggi si fa commercio nei non-luoghi. Cerchiamo un posto che abbia una sua memoria, che sia a ridosso del centro con dei parcheggi».
Ora vi siete fermati per le elezioni?
«Aspettiamo la prossima amministrazione e poi è nostra intenzione andarci a parlare e fare le nostre proposte».
Mi scusi, ma lei mi sembra molto convinto del buon fine dell’operazione...
«Ci piacerebbe trovare il posto entro la fine del 2009».
E quando lo vorrebbe aprire?
«Esattamente un anno dopo».
Cosa le piace di Bologna, oltre all’accoglienza di cui parlava?
«Mi piace la cucina emiliana. Mi piace l’abbinamento con le nostre tradizioni piemontesi».
L’accoppiata funziona?
«Benissimo».
In due parole la filosofia di Eataly?
«Piatti ricchi con ingredienti poveri. Una cucina fresca, con la materia prima trasformata il meno possibile».
E la cucina cos’è per lei?
«Orgasmo. La natura ci ha regalato due tipi di orgasmo e entrambi servono all’evoluzione della specie».
La grande cucina è di destra o di sinistra?
«Escludo la visione dell’osteria come luogo di sinistra e del ristorante chic di destra. Il buon cibo è bipartisan. Attorno a un tavolo anche il politico più incattivito si ammorbidisce. Ve lo garantisco»".
Helmut Failoni
helmut.failoni@rcs.it Via Corriere di Bologna
Piacenza